Tecniche Osteopatiche

L’osteopatia è un scienza che agisce sulla fisiologia del movimento e sulla restrizione o perdita di mobilità a livello, soprattutto, delle micro articolazioni

Agisce sulla causa di un problema (come la Kinesiologia Applicata) indipendentemente dal sintomo manifestato. E’ una scienza che si occupa dei problemi meccanici e strutturali del corpo. Uno dei principi fondamentali dell’osteopatia è che “la struttura governa la funzione”: se si vuole esercitare correttamente una funzione è, quindi, indispensabile che la struttura sia idonea per agire.

E’ una scienza molto complessa e gli operatori, spesso, si differenziano nella metodologia in relazione alle scuole di pensiero che hanno frequentato. Per tutti gli operatori è importante la conoscenza e la valutazione dei traumi che il paziente ha accumulato nel corso della sua vita perché ciò che il trauma ha prodotto nel tessuto e nel muscolo come “contrattura” o perdita di mobilità non si cancella con il tempo ma genera compensi e irradiazioni in altri distretti corporei.

In pratica la zona colpita diventa, con il tempo, l’oggetto di una tensione meccanica che si sposta nel corpo producendo, successivamente, patologie come la lombalgia, la sciatalgia, l’ernia del disco, l’emicrania e così via

In questa logica diventa, quindi, importante conoscere la causa del problema se lo si vuole risolvere e non semplicemente tamponare.

 

IL CAMPO CHIUSO

La tecnica campo chiuso nasce in Francia da Philip Suchard, fisioterapista che ha elaborato la tecnica di Francoises Meziere. La Meziere nel 1949 elaborò il proprio metodo terapeutico chiamato, appunto, metodo meziere.

L’innovazione di questo metodo, rispetto ai programmi riabilitativi precedenti, sta nell’aver compreso che i muscoli, che avvolgono lo scheletro, non sono entità separate ma formano una continuità e una contiguità gli uni con gli altri attraverso un sistema fasciale composto da tessuto aponeurotico e connettivale. I muscoli lavorano, quindi, in complesse catene sinergiche (contribuiscono alla realizzazione di uno stesso movimento) insieme ad altre catene muscolari che eseguono il movimento opposto: i muscoli antagonisti.

La Meziere comprese che esiste una continuità nella colonna vertebrale con i MUSCOLI CHE VANNO DALL’OCCIPITE ALLA PIANTA DEI PIEDI. Comprese anche che questa catena di muscoli è QUELLA CHE CI MANTIENE IN STATICA ERETTA. I muscoli posteriori sono, quindi, ANTIGRAVITARI.

I muscoli antigravitari devono lottare continuamente contro la gravità per farci mantenere la statica eretta. Sono muscoli che, essendo perennemente contratti, presentano, spesso, ACCORCIAMENTO O RETRAZIONE.

Da queste considerazioni si può comprendere come sia errato pensare e sostenere che, in un programma terapeutico, i muscoli SIANO DA RINFORZARE O TONIFICARE.

In una situazione di retrazione i muscoli sono ESAGERATAMENTE TONICI. E’ vero che in questa situazione sono anche deboli; ma lo sono perché l’accorciamento impedisce loro di contrarsi in modo efficace. Questa situazione, protratta nel tempo, causa DOLORE E PERDITA DI MOBILITA’. La correzione consisterà nel RINFORZARLI IN ALLUNGAMENTO.

Meziere aveva osservato che, se si cercava di ridurre una curva della colonna (per esempio la curva lombare), aumentavano le altre due (quella cervicale e quella dorsale).

Osservò anche che, un blocco respiratorio MODIFICAVA LE CURVE DELLA COLONNA (generalmente aumentando la curva lombare). Il diaframma è un MUSCOLO ANTIGRAVITARIO perché la sua attività non si ferma mai e perché BIOMECCANICAMENTE è collegato ai due muscoli antigravitari per eccellenza: I MUSCOLI PSOAS.

Nasceva, quindi, la necessità di ideare un metodo che ponesse in CONDIZIONE DI ALLUNGAMENTO SIMULTANEO TUTTA LA MUSCOLATURA ANTIGRAVITARIA per evitare le conosciute situazioni di compenso scatenate dai programmi di ginnastica tradizionale.

 

LE CAUSE DELLA RETRAZIONE

Per comprendere le cause dell’accorciamento e della retrazione muscolare è necessario analizzare LA STATICA ERETTA, L’EQUILIBRIO LA BASE DI SOSTEGNO E IL MOVIMENTO.

Quando il bambino inizia a mettersi in piedi ha bisogno di creare una base di sostegno ampia perché il suo equilibrio è precario e perché non ha ancora strutturato la muscolatura adatta a mantenere in modo permanente la statica. All’inizio la statica e i primi passi di deambulazione ricorderanno quelli dei plantigradi (l’orso). Successivamente iniziano a crearsi la curva lombare per TRAZIONE degli PSOAS e, quindi l’attitudine a mantenere la statica in modo permanente. Si creerà, anche, quella cervicale. La morfologia, poi, si strutturerà in base alla genetica e alle esperienze motorie del bambino. La base di sostegno si restringerà e inizierà a formarsi la volta plantare.

La muscolatura si formerà e si svilupperà in relazioni a due importanti funzioni: da un lato la necessità della stabilità, dall’altro quella di deambulare per procurarsi il cibo e assicurare la riproduzione.

 

Rieducazione  funzionale osteopatica nelle post fratture e nei traumi distorsivi

Nei traumi in cui si presenta una frattura o nei traumi distorsivi oppure, semplicemente, nei traumi in cui accusiamo momentaneo dolore nei primi giorni a seguire, generalmente, oltre al danno di tipo ortopedico, si presenta, anche un danno di tipo osteopatico, che si manifesta come RESTRIZIONE DI MOBILITA’ DELL’ARTICOLAZIONE COLPITA.

Si tratta di una lesione che non è visibile radiologicamente ma che si evidenzia con l’esame clinico del soggetto. Ad esempio: in una frattura della tibia possono essere presenti anche un piccolo scivolamento del perone rispetto alla tibia oppure un “insaccamento” del calcagno rispetto alla tibia che non si risolvono con il passare del tempo ma rimangono e si possono trasformare, in problematiche più serie quali sciatalgie, lombalgie, tendiniti etc.

Questo succede perché il corpo, quando è presente un blocco di movimento, compensa continuamente creando contratture che irradiano fino a quando il sistema non riesce più a compensare.

I dolori, nelle post fratture, attribuiti ad un cambio climatico, sono, invece quindi, da attribuirsi ad esiti di lesioni osteopatiche che sono presenti anche quando il problema ortopedico è stato risolto.

Diventa, quindi, importante, in quest’ottica, utilizzare tecniche di rieducazione dell’arto che considerino quanto esposto.

Prendendo ancora come esempio un’ipotetica frattura alla tibia, è necessario non solo lavorare sul recupero del movimento, quando il contenitore ortopedico sia stato rimosso, ma, anche e, soprattutto, lavorare sulle fasce e i tessuti; eseguire piccole manipolazioni che rendano, poi più facile l’esecuzione del movimento stesso.

Con la rieducazione OSTEOPATICA FASCIALE nelle post fratture o nei traumi si ottimizza il recupero dell’articolazione e si cancellano quegli esiti che, spesso, rimangono e che si attribuiscono ad eventi climatici o ai segni del tempo.

Questi trattamenti sono utili:

  • Nelle rieducazioni post fratture (distorsioni, cadute, colpi di frusta, traumi craniali)
  • Nei traumi pregressi che pensiamo si siano risolti e, invece, hanno lasciato traccia nei muscoli e nelle articolazioni
  • Nei dolori muscolari e articolari
  • Nelle patologie di tipo ortopedico (lombalgia, sciatalgia, periartrite, tendinite, cervicalgia)
  • Nelle emicranie
  • Nelle dismetrie degli arti inferiori e dell’apparato scheletrico

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